Uno dei requisiti essenziali per ottenere le misure alternative alla detenzione previste dagli artt. 47, 47-bis e 47-ter dell’Ordinamento Penitenziario, ossia l’affidamento in prova ai servizi sociali e la detenzione domiciliare, è l’indicazione di un domicilio idoneo presso cui risiedere nel periodo di esecuzione della pena. L’assenza di disponibilità di questo requisito impedisce di accedere al beneficio di scontare fuori dal carcere una parte della pena, anche se l’interessato è in possesso di tutti gli altri requisiti soggettivi.
Considerato che l’esecuzione penale esterna al carcere è condizione maggiormente favorevole ai percorsi di reinserimento sociale, un elemento portante del “modello Esodo” è l’accoglienza residenziale esterna, a cui si uniscono il sostegno educativo e psicologico di gruppo. Sono queste le azioni dell’ambito di intervento dell’inclusione sociale che si pongono l’obiettivo sia di favorire l’esecuzione penale esterna, sia di non lasciare sola ed emarginata la persona quando termina di scontare la pena.
Al fine di evitare il ritorno a comportamenti devianti, è fondamentale che la persona che esce dal carcere possa trovare una base materiale per soddisfare bisogni primari, un accompagnamento educativo qualificato e spazi di riflessione interiore su cui fondare il proprio percorso di vita dopo la pena, in un clima relazionale di supporto e di invito alla responsabilità.
Gli strumenti utilizzati nell’ambito delle attività di Inclusione Sociale sono:
a. Sostegno educativo e psicologico
Si tratta di colloqui individuali e di incontri di gruppo finalizzati a:
· supporto motivazionale di adesione all’offerta trattamentale;
· promozione dello sviluppo di abilità comunicative e relazionali;
· accompagnamento della persona detenuta dalla carcerazione alla detenzione esterna/libertà,
· promozione e supporto dell’elaborazione di una propria idea di vita sostenibile all’esterno;
· promozione di comportamenti responsabili e dell’adesione alle regole di vita sociale;
· supporto individuale ai familiari
b. Accoglienza abitativa
Accoglienza in abitazioni gestite da enti partecipanti aderenti a Fondazione Esodo. Solitamente si tratta di appartamenti da 3-8 persone nel rispetto delle normative vigenti in termini di alloggio sociale.
L’appartamento è noto al Comune nel quale è ubicato e all’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna competente. Non è prevista attività di sorveglianza continuativa nelle 24h perché si ritiene una scelta orientata alla responsabilizzazione delle persone accolte. Non è prevista contribuzione da parte delle persone accolte per quanto riguarda le spese essenziali di vitto e alloggio. È richiesta la partecipazione dei beneficiari alle attività di gestione degli spazi e della vita quotidiana.
Sul piano dell’accompagnamento educativo, è prevista la presenza di personale educativo in unità di tempo variabile in base alla capienza delle accoglienze e alle necessità educative. È prevista la collaborazione con personale volontario al fine di ampliare la rete di relazionali delle persone accolte.
Sono strumenti in uso: il regolamento dell’accoglienza e il progetto educativo personalizzato.
Il periodo di accoglienza è limitato nel tempo in base alle diverse progettualità, tuttavia è in media di 7-9 mesi. Viene prestata attenzione al tempo residuo della pena. L’onere del rispetto delle prescrizioni contenute nelle ordinanze di misura alternativa è in capo alla singola persona destinataria del provvedimento, tuttavia se il personale ed i volontari vengono a conoscenza di infrazioni o di un comportamento non adeguato, ne danno comunicazione all’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna.
Sono stati strutturati due diversi livelli di accoglienza, a cui corrispondono quote giornaliere diverse che si differenziano principalmente per il livello di presenza del personale educativo:
– accoglienza “intensiva”, a maggior presenza e presidio di operatori, può coincidere con il primo periodo di residenzialità;
– accoglienza “leggera”, a minor presenza di operatori, dedicata alle fasi finali di residenzialità o per le persone che dimostrano da subito maggiore autonomia.
Per gli enti che avviano accoglienze residenziali si richiede una pregressa esperienza educativa nella gestione di servizi in ambito giustizia o in ambito grave emarginazione adulta.